🌿 Dalla selva oscura alla luce Dante, Virgilio, i nostri animali e i Fiori di Bach: un viaggio evolutivo
«Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.»
Dante comincia il suo viaggio così.
Non dalla luce.
Non dalla certezza.
Non da una condizione di equilibrio.
Comincia dallo smarrimento.
Ed è proprio questo che rende la Divina Commedia, ancora oggi, così profondamente attuale.
Perché, al di là della sua straordinaria dimensione letteraria, possiamo leggerla anche come il racconto di un viaggio di trasformazione: un essere umano che attraversa ciò che non comprende, incontra le proprie ombre, cambia il proprio modo di guardare e, attraverso questo percorso, arriva verso una nuova consapevolezza.
E mentre penso a questo viaggio, mi viene spontaneo pensare anche ai nostri animali.
E a una domanda:
E se, qualche volta, proprio il nostro animale fosse una delle guide attraverso cui impariamo a vedere ciò che ancora non riuscivamo a vedere?
La selva oscura: quando perdiamo la strada
La selva oscura è innanzitutto uno smarrimento.
Dante non sa più dove si trova e non riesce più a seguire la strada che prima sembrava chiara.
È una condizione che possiamo riconoscere anche nella nostra vita.
Ci sono momenti in cui qualcosa cambia.
Una relazione.
Un lutto.
Una separazione.
Un cambiamento improvviso.
Una paura che ritorna.
Un periodo nel quale non ci riconosciamo più.
Oppure, semplicemente, arriva un momento in cui ci rendiamo conto che la strada che stavamo percorrendo non ci appartiene più.
È la nostra piccola o grande selva oscura.
E spesso proprio in questi momenti compare qualcosa che ci costringe a fermarci e a guardare.
A volte è una persona.
A volte è un evento.
E qualche volta è un animale.
🐾 Quando arriva il nostro compagno di viaggio
Quando un animale entra nella nostra vita, normalmente pensiamo di essere noi a doverlo accompagnare.
Siamo noi che dobbiamo educarlo.
Proteggerlo.
Prenderci cura di lui.
Insegnargli a vivere nel nostro mondo.
Ed è vero.
Ma la relazione è qualcosa di più complesso.
Perché mentre noi accompagniamo loro, anche loro possono accompagnare noi.
Un cane può mostrarci quanto abbiamo bisogno di controllo.
Può far emergere la nostra difficoltà a separarci.
Può metterci davanti alla paura di perdere qualcuno.
Può insegnarci la pazienza.
Può costringerci a rallentare.
Un gatto può mettere in discussione il nostro bisogno di avere tutto sotto controllo.
Può mostrarci quanto facciamo fatica a rispettare i tempi dell'altro.
E non significa che l'animale sia responsabile delle nostre emozioni.
Né che ogni suo comportamento sia necessariamente un messaggio rivolto a noi.
Significa qualcosa di più sottile:
la relazione può diventare uno spazio nel quale qualcosa di noi diventa visibile.
Ed è qui che il parallelo con Dante diventa interessante.
🧭 Virgilio: la guida che non percorre il viaggio al posto nostro
Quando Dante è smarrito incontra Virgilio.
Virgilio diventa la sua guida.
Ma c'è una cosa fondamentale.
Virgilio non fa il viaggio al posto di Dante.
Non gli evita l'Inferno.
Non cancella ciò che Dante deve vedere.
Non gli impedisce di incontrare le proprie paure, le proprie contraddizioni e le conseguenze delle azioni umane.
Cammina accanto a lui.
Lo orienta.
Gli permette di vedere.
Lo accompagna attraverso una parte del cammino.
E questo, per me, è uno degli aspetti più belli della relazione tra una guida e chi sta attraversando un percorso.
La vera guida non ci sostituisce.
Ci aiuta a diventare capaci di percorrere la nostra strada.
🐕 E se il nostro animale fosse, a volte, un Virgilio?
Naturalmente il nostro animale non è Virgilio in senso letterale.
E non dobbiamo attribuirgli caratteristiche umane che non possiede.
Ma possiamo utilizzare questa immagine come una metafora della relazione.
Perché ci sono animali che, attraverso il modo in cui vivono con noi, ci portano davanti a qualcosa.
Un cane che non riesce a stare solo può far emergere nella persona un enorme bisogno di controllo o una difficoltà a tollerare la separazione.
Un animale estremamente sensibile può portarci a osservare quanto siamo immersi nelle nostre emozioni.
Un cane che continua a richiedere attenzione può farci domandare che cosa significhi, per noi, sentirci indispensabili.
Un animale che cambia improvvisamente comportamento può costringerci a fermarci e osservare un cambiamento che fino a quel momento non avevamo considerato.
La domanda allora cambia.
Non è più soltanto:
«Come faccio a cambiare il comportamento del mio animale?»
Ma anche:
«Cosa sta accadendo nella sua esperienza?»
«Cosa è cambiato?»
«Cosa sta accadendo nella nostra relazione?»
E, quando è pertinente:
«Cosa sta succedendo anche dentro di me?»
Questa non è una ricerca di colpe.
È una ricerca di connessioni.
🌿 Il viaggio di Dante e il viaggio delle emozioni
La Divina Commedia può essere letta come un progressivo movimento attraverso diversi livelli dell'esperienza.
Dante attraversa l'Inferno.
Poi il Purgatorio.
Infine arriva alla dimensione della luce.
Non si tratta semplicemente di eliminare ciò che è negativo.
Il viaggio implica vedere, comprendere, attraversare e trasformare.
Ed è proprio qui che trovo una risonanza con il mio modo di guardare le emozioni.
Un'emozione non è necessariamente qualcosa da eliminare.
La paura ci parla.
La rabbia ci parla.
La tristezza ci parla.
L'insicurezza ci parla.
Il senso di colpa ci parla.
Anche nei nostri animali, il comportamento può diventare una porta d'accesso alla comprensione di un vissuto emotivo, sempre tenendo conto della loro natura, dei loro bisogni, della loro storia e del contesto.
Prima di voler cambiare ciò che vediamo, possiamo provare ad ascoltarlo.
🌸 E qui entrano i Fiori di Bach
È in questo punto del viaggio che, nella mia visione, possono trovare spazio i Fiori di Bach.
Non come una bacchetta magica.
Non come qualcosa che deve cancellare la paura, la tristezza o l'ansia.
E nemmeno come sostituto dell'intervento veterinario o comportamentale quando questo è necessario.
Li considero, nell'ambito della floriterapia, come uno strumento di accompagnamento del vissuto emotivo.
Perché ogni percorso comincia dall'ascolto.
Prima del fiore viene la storia.
Prima della miscela viene la comprensione.
Prima di scegliere un rimedio possiamo chiederci:
Qual è l'emozione che sta vivendo questo essere?
Quale passaggio sta attraversando?
Dove si è interrotta la sua capacità di sentirsi in equilibrio?
E questo vale per la persona.
Per l'animale.
E per il binomio.
🌱 Il fiore non elimina la selva
Questa per me è una distinzione fondamentale.
Se Dante avesse potuto semplicemente eliminare la selva oscura, non avrebbe compiuto il suo viaggio.
Il senso del percorso sta proprio nell'attraversarla.
Allo stesso modo, non penso ai Fiori di Bach come a uno strumento per evitare ciò che proviamo.
Il loro significato, nella tradizione floreale, può essere letto piuttosto come un accompagnamento alla condizione emotiva che stiamo vivendo.
Non togliere il viaggio.
Ma sostenerci mentre lo percorriamo.
E questo cambia completamente il modo di guardare un'emozione.
🐾 Il nostro animale può mostrarci una parte del viaggio
Immaginiamo una persona che vive con un cane estremamente ansioso.
La prima reazione potrebbe essere:
«Devo fare qualcosa perché il mio cane smetta di essere ansioso.»
È comprensibile.
Ma possiamo aggiungere un'altra domanda:
«Cosa sta vivendo questo cane?»
E ancora:
«Cosa è cambiato nella sua vita?»
«Quali sono i suoi bisogni?»
«Come posso aiutarlo concretamente?»
E, solo se ha senso nel caso specifico:
«Cosa sta accadendo nella nostra relazione?»
Questo è il passaggio che considero fondamentale.
Non trasformare l'animale in uno specchio che deve necessariamente riflettere noi.
Ma riconoscere che la relazione è un sistema vivo.
E che osservare l'animale può insegnarci qualcosa anche sul modo in cui siamo in relazione.
✨ Dalla selva alla consapevolezza
Ed eccoci di nuovo a Dante.
Il suo viaggio non consiste nel tornare semplicemente al punto in cui si trovava prima di entrare nella selva.
Quando arriva alla luce, è cambiato il suo modo di vedere.
Ed è forse questo il significato più profondo che possiamo dare alla parola trasformazione.
Non diventare qualcun altro.
Ma vedere diversamente ciò che già esiste.
Anche una relazione con un animale può attraversare questo passaggio.
All'inizio vediamo un problema.
Poi cominciamo a vedere un comportamento.
Poi una necessità.
Poi un'emozione.
Poi una relazione.
E infine possiamo arrivare a una domanda più ampia:
«Cosa possiamo imparare da ciò che stiamo vivendo?»
🌿 Dante, Virgilio, l'animale e il fiore
Se dovessi condensare questa visione in tre immagini, le rappresenterei così:
DANTE
è il viaggiatore.
È l'essere umano che attraversa la propria esperienza.
VIRGILIO
è la guida.
È colui che accompagna senza sostituirsi a chi percorre il cammino.
IL NOSTRO ANIMALE
può diventare, nella relazione, un compagno di viaggio.
A volte ci accompagna.
A volte ci mostra.
A volte ci costringe a fermarci.
IL FIORE
è uno strumento di ascolto e accompagnamento dell'emozione, all'interno della tradizione della floriterapia di Bach.
E allora possiamo immaginare:
Dante → il viaggio
Virgilio → la guida
Animale → la relazione
Fiori di Bach → l'emozione
Consapevolezza → la trasformazione
❤️ Forse non siamo sempre noi a guidare
Questa è la riflessione che più mi accompagna nel mio lavoro con gli animali.
Siamo abituati a pensare che siamo noi a dover guidare loro.
E certamente abbiamo una responsabilità nei loro confronti.
Ma la relazione è reciproca.
Ci sono momenti in cui il nostro animale può diventare, simbolicamente, un Virgilio.
Non perché conosca la strada della nostra vita.
Non perché abbia il compito di guarirci.
Ma perché, semplicemente attraverso la relazione con lui, possiamo essere invitati a vedere qualcosa che prima non vedevamo.
Una paura.
Un bisogno.
Un limite.
Un attaccamento.
Una parte di noi che chiede ascolto.
E forse proprio per questo alcuni animali entrano nella nostra vita in momenti che, guardandoli a posteriori, sembrano avere un significato particolare.
Non dobbiamo necessariamente sapere perché.
Possiamo semplicemente osservare ciò che accade.
Dalla selva oscura alla luce
La Divina Commedia ci ricorda che lo smarrimento non è necessariamente la fine del viaggio.
Può essere l'inizio.
I nostri animali possono ricordarci che la relazione non è soltanto qualcosa che noi offriamo a loro.
È anche qualcosa che viviamo insieme.
E i Fiori di Bach, nella mia visione, possono inserirsi in questo cammino come strumenti per accompagnare l'ascolto delle emozioni che emergono lungo la strada.
Perché forse la domanda più importante non è:
«Come faccio a tornare alla persona che ero prima?»
Ma:
«Chi posso diventare dopo aver attraversato ciò che sto vivendo?»
Dante attraversa la selva.
Virgilio cammina accanto a lui.
E noi, nella nostra vita, possiamo incontrare guide diverse.
A volte una persona.
A volte un'esperienza.
A volte un animale.
E qualche volta, attraverso un piccolo fiore, possiamo imparare ad ascoltare meglio ciò che quel viaggio sta cercando di raccontarci.
Dalla selva oscura alla luce.
Dallo smarrimento alla consapevolezza.
Dall'emozione alla trasformazione.
Forse è questo, in fondo, il viaggio.
E forse il nostro animale non è sempre qualcuno che dobbiamo guidare.
A volte è proprio lui a camminare accanto a noi mentre impariamo a ritrovare la nostra strada.
Se senti che il comportamento del tuo animale sta aprendo una domanda più profonda e vuoi comprendere cosa sta accadendo a lui, a te o nella vostra relazione, puoi richiedere una consulenza personalizzata.
Per te.
Per il tuo animale.
Per il vostro binomio.
Perché prima del fiore viene l'ascolto.
E prima della trasformazione viene la consapevolezza.